VIA CRUCIS
SEGNO DI CROCE
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo.
Amen.
SALUTO DEL PRESIDENTE
Solo se presiede un presbitero o un diacono
Il Signore, che guida i nostri cuori all’amore
e alla pazienza di Cristo,
sia con tutti voi.
E con il tuo spirito.
ATTO PENITENZIALE
All’inizio di questo percorso sulle orme di Cristo,
che prende su di sé la nostra morte per darci la sua vita,
riconosciamo i nostri peccati e chiediamo perdono.
Breve pausa di raccoglimento
Signore, via che riconduce al Padre, abbi pietà di noi.
Signore, pietà.
Cristo, verità che illumina i popoli, abbi pietà di noi.
Cristo, pietà.
Signore, vita che rinnova il mondo, abbi pietà di noi.
Signore, pietà.
ORAZIONE
Preghiamo.
O Dio, che nella passione di Cristo nostro Signore
ci hai liberati dalla morte,
eredità dell’antico peccato
trasmessa a tutto il genere umano,
rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio;
e come abbiamo portato in noi,
per la nostra nascita,
l’immagine dell’uomo terreno,
così per l’azione del tuo Spirito
fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
CANTO
Chiusa in un dolore atroce,
eri là sotto la croce,
dolce Madre di Gesù.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
1ª STAZIONE

GESÙ È CONDANNATO A MORTE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Marco (15,6-15)
A ogni festa, [Pilato] era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
MEDITAZIONE
È la storia di sempre, che si ripete fin dall’origine del mondo: la storia di un riconoscimento negato, per cui l’altro si esalta quando serve e si elimina quando diventa scomodo; la storia di una giustizia corrotta, che si presta agli imbrogli dei potenti e non sa difendere le cause degli oppressi; la storia di una menzogna oltraggiosa, che sostiene opinioni indifendibili e giustifica contraddizioni inaccettabili. È anche la nostra storia, nella quale a volte siamo oppressi e a volte oppressori. E Cristo continua a entrarvi per rifare con noi le nostre “Vie Crucis”: quelle che gli altri decidono per noi e quelle che noi decidiamo per gli altri. Fino a quando non ci decideremo a seguire le sue orme, non riusciremo a spezzare la spirale del male, che avvelena la storia e mortifica l’esistenza.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Il tuo cuore desolato,
fu in quell’ora trapassato,
dallo strazio più crudel.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
2ª STAZIONE

GESÙ È CARICATO DELLA CROCE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Giovanni (19,1-5.16-17)
Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota.
MEDITAZIONE
Già nel mistero dell’incarnazione, che inaugura il tempo della salvezza, il Figlio di Dio ha assunto la nostra natura mortale, perché non si può riscattare nulla, se non si è disposti a farsene carico. Adesso, caricandosi della croce nel cuore del mistero pasquale, non fa altro che portare alle estreme conseguenze, quasi fino alla follia, la presa in carico di ogni sorte sbagliata dei figli dell’uomo, perché tutti possano essere salvati. Prendere ogni giorno la nostra croce e seguirlo, come ci ha comandato di fare, vuol dire caricarci anche noi di tutto ciò che nella nostra vita e nella vita degli altri sembra non avere senso, per riportarlo nella luce della verità che rende nuove tutte le cose, anche a costo dei sacrifici più grandi.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Quanto triste, quanto affranta,
ti sentivi, o Madre santa,
del divino Salvator.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
3ª STAZIONE

GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal libro del profeta Isaia (53,2b-5)
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
MEDITAZIONE
Chi cade sa di non essere invincibile, ma chi trova la forza per rialzarsi sa di potercela ancora fare. Cadere e rialzarsi sono i due aspetti complementari della vita umana, compresa tra la nascita e la morte e sempre esposta al rischio di morire e alla possibilità di continuare a vivere, nonostante tutto. Se nella caduta c’è tutta la pesantezza di un cammino a volte insostenibile, nel rimettersi in piedi c’è tutta la bellezza di una meta ancora possibile, che illumina di senso anche le tappe più buie e dolorose. Se anche il Figlio di Dio si è sottoposto a questa regola umana del cadere e del rialzarsi, non possiamo scandalizzarci della caducità con cui dobbiamo continuamente fare i conti, in noi stessi e in chi ci vive accanto. Non dobbiamo aver paura delle cadute, ma di non saper fare tesoro di ciò che esse ogni giorno ci insegnano.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Con che spasimo piangevi,
mentre trepida vedevi,
il tuo Figlio nel dolor.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
4ª STAZIONE

GESÙ INCONTRA LA MADRE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Luca (2,33-35)
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione — e anche a te una spada trafiggerà l’anima —, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
MEDITAZIONE
I Vangeli non raccontano un incontro tra Gesù e Maria sulla via della Croce, ma la pietà cristiana, considerando l’intimità tra il Figlio e la Madre e l’intreccio dei loro destini, non ha potuto fare a meno di inserirlo. Del resto, se Maria è la prima dei discepoli e se la ritroviamo sul Calvario, sicuramente avrà seguito Gesù, ma lo avrà fatto con l’umile discrezione e la totale dedizione con cui dal primo istante si è abbandonata alla volontà, spesso incomprensibile, del Padre. Imparare dallo sguardo silenzioso ed eloquente della Madre e del Figlio durante la “Via Crucis” vuol dire entrare in questo abbandono fiducioso senza farsi troppe domande e senza aspettarsi troppe risposte, nella certezza che le nostre esistenze sono legate da vincoli invisibili dai quali riceviamo la forza più potente per andare avanti.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Se ti fossi stato accanto,
forse che non avrei pianto,
o Madonna, anch’io con te?
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
5ª STAZIONE

GESÙ È AIUTATO DA SIMONE DI CIRENE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Marco (8,34-38;15,21)
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
[Quel giorno] costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.
MEDITAZIONE
Ci sono croci che non si possono portare da soli. Il loro peso è talmente grande da schiacciare chi le porta, se non c’è qualcuno con cui poterlo condividere. Ma non sempre possiamo scegliere da chi essere aiutati: dipende da chi, sulla nostra strada, si rende disponibile, al di là delle nostre aspettative. Così come non possiamo scegliere chi aiutare: dipende da chi, sulla nostra strada, si trova nel bisogno, al di là delle nostre preferenze. Nell’uno e nell’altro caso, potrebbe essere qualcuno che neppure conosciamo, con cui non abbiamo alcun legame, o al contrario qualcuno che vorremmo evitare, per via di legami che ci stanno troppo stretti. Ma di fronte al mistero della sofferenza e del dolore, che tutti ci accomuna, non possiamo tirarci indietro: proprio come Simone di Cirene, che non si sottrae alla costrizione di portare la croce di Gesù; e come Gesù, del resto, che acconsente a cedere la sua croce al primo sconosciuto che passa e se la ritrova addosso, forse senza neppure volerlo.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Dopo averti contemplata,
col tuo Figlio addolorata,
quanta pena sento in cuor!
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
6ª STAZIONE

GESÙ È ASCIUGATO DALLA VERONICA
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal libro dei Salmi (17,8-15)
Custodiscimi come pupilla degli occhi, all’ombra delle tue ali nascondimi, di fronte ai malvagi che mi opprimono, ai nemici mortali che mi accerchiano. Il loro animo è insensibile, le loro bocche parlano con arroganza. Eccoli: avanzano, mi circondano, puntano gli occhi per gettarmi a terra, simili a un leone che brama la preda, a un leoncello che si apposta in agguato. Àlzati, Signore, affrontalo, abbattilo; con la tua spada liberami dal malvagio, con la tua mano, Signore, dai mortali, dai mortali del mondo, la cui sorte è in questa vita. Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre, se ne sazino anche i figli e ne avanzi per i loro bambini. Ma io nella giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua immagine.
MEDITAZIONE
Neppure l’incontro con questa donna, come quello con la Madre, è narrato dai Vangeli, ma anche questo, come quello, la pietà cristiana ha voluto annoverare tra le soste della “Via Crucis”. Se è vero, infatti, che i vincoli di sangue ci legano indissolubilmente, quelli del cuore ci uniscono con una forza non meno potente. Sono i vincoli della compassione, capaci di riscaldare il cuore e riempirne i vuoti. E basta un piccolo gesto di pietà, apparentemente insignificante, che da questi vincoli scaturisce, per ritrovare i tratti del proprio volto riflessi in quelli dell’altro e accorgersi che portiamo tutti, impressa nel fondo del nostro essere, la stessa immagine. Non un’immagine tra tante, ma quella inconfondibile — anche se non sempre pienamente riconosciuta — di Cristo, nella quale siamo stati creati e nella quale ancora possiamo essere redenti.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Santa Vergine, hai contato
tutti i colpi del peccato,
nelle piaghe di Gesù.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
7ª STAZIONE
GESÙ CADE LA SECONDA VOLTA
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal libro del profeta Isaia (53,6-8)
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
MEDITAZIONE
Se il cadere è l’espressione concreta della caducità della nostra natura, il cadere ripetutamente è il segno di una debolezza e di una vulnerabilità che sembrano non lasciarci scampo. Pensare che questa sia solo la nostra sorte e che siamo da commiserare più degli altri, è un inganno che ci logora e, a lungo andare, ci porta alla disperazione. Pensare che sia solo la sorte degli altri e che noi in qualche modo ne siamo esenti, è una presunzione che ci inorgoglisce e, prima o poi, ci espone alla delusione. Pensare che sia la sorte comune del genere umano e che anche il Figlio di Dio abbia voluto farla sua, dal momento della sua nascita all’ora della sua morte, risana la nostra dignità e ci riconcilia con noi stessi e con il nostro prossimo, ci insegna il linguaggio della fraternità e ci educa allo stile della solidarietà.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
E vedesti il tuo Figliolo,
così afflitto, così solo,
dare l’ultimo respir.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
8ª STAZIONE

GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Luca (23,27-31)
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
MEDITAZIONE
Le donne di Gerusalemme sono la parte buona dell’umanità, che non si presta ai giochi sporchi dei potenti e non cade nelle loro trame perverse. Sono la coscienza vigile di tanti uomini e donne di buona volontà, ancora capaci di indignarsi davanti al male, ma spesso impotenti di fronte alle sue spirali di violenza. Sono il tentativo di dire «basta!», che poi però soccombe nel frastuono della corruzione e nell’inganno dell’ingiustizia. Non possiamo continuare a piangerci addosso, cedendo alla rassegnazione. Dobbiamo deciderci a uscire dalla mischia e creare alleanze virtuose, che sappiano tenere desta la speranza e unire le forze contro chi è disposto a fare di tutto per annientarla.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Dolce Madre dell’amore
fa’ che il grande tuo dolore,
io lo senta pure in me.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
9ª STAZIONE

GESÙ CADE LA TERZA VOLTA
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal libro del profeta Isaia (53,10-12)
Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli.
MEDITAZIONE
Arriva un momento — quando il cadere diventa una costante — in cui rialzarsi è sempre più difficile, se non addirittura impossibile. Ma, pure a non potersi più rialzare, trovare un senso apparentemente improbabile alle sconfitte, restituisce la forza apparentemente irrecuperabile per andare avanti. Anche le cadute dalle quali sembra che non ci si possa più rialzare, possono servire a qualcosa: ci ricordano che siamo creature, mettendoci in guardia dalla presunzione di poter bastare a noi stessi e di poter fare a meno di Dio e degli altri; ci insegnano a fare dei nostri limiti più dolorosi le nostre opportunità più grandi, sottraendoci al dramma dell’indifferenza e restituendoci la grazia della compassione vicendevole; ci risvegliano alla responsabilità che ci fa pienamente uomini e donne, pronti anche a morire pur di poter dare la vita.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Fa’ che il tuo materno affetto,
per tuo Figlio benedetto,
mi commuova e infiammi il cuor.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
10ª STAZIONE

GESÙ È SPOGLIATO DELLE VESTI
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Giovanni (19,23-24)
I soldati poi […] presero le sue vesti, ne fecero quattro parti — una per ciascun soldato —, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: “Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte”. E i soldati fecero così.
MEDITAZIONE
Se la veste richiama la dignità della persona umana e il tentativo di garantire la custodia del suo mistero, esserne spogliati raffigura ogni attacco alla sua sacralità e alla sua inviolabilità. Il Figlio di Dio, che si era spogliato di se stesso per diventare Figlio dell’uomo, spogliato delle vesti raggiunge l’abisso della vulnerabilità umana. Adesso la comprensione è piena, la solidarietà totale, la condiscendenza estrema. A volte è necessario toccare il fondo, per capire che non si può andare oltre e che bisogna risalire. Ciò che ci mortifica, se riusciamo a non soccombere, ci fortifica. Ciò che mortifica gli altri, se decidiamo di non fare finta di niente, ci aiuta a prendercene cura. E solo questo riapre le porte della vita e il cammino della speranza.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Le ferite che il peccato
sul tuo corpo ha provocato
siano impresse, o Madre, in me.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
11ª STAZIONE

GESÙ È INCHIODATO ALLA CROCE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Luca (23,33-43)
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
MEDITAZIONE
Ci sono gesti che, più di mille parole, descrivono e realizzano la fedeltà. L’essere inchiodati è certamente uno di questi, perché chi si lascia inchiodare decide di non potersi più svincolare. Ognuno di quei chiodi, da strumento di tortura, diventa così sacramento del legame profondissimo che il Figlio di Dio ha voluto stringere con tutti i figli degli uomini, abbracciandone fino in fondo il destino di morte per trasformarlo in una inarrestabile irruzione di vita. A quel punto la croce — quella di Cristo e quella di chi sceglie di assomigliargli — diventa gloriosa, perché costituisce il passaggio obbligato di una consegna voluta, l’atto concreto di una donazione reale, il compimento pieno di una solidarietà totale. E di fronte alla croce non si resta mai gli stessi: o si sceglie di morire per vivere o ci si illude di tenersi stretta la vita per andare incontro alla morte.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Del Figliolo tuo trafitto,
per scontare il mio delitto,
condivido ogni dolor.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
12ª STAZIONE

GESÙ MUORE IN CROCE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Giovanni (19,25-30)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
MEDITAZIONE
L’ultima parola della croce non è il sopraggiungere di una morte solitaria, ma il realizzarsi di una molteplice consegna: quella di sé al Padre, quella della madre al fratello e quella del fratello alla madre. È il prolungarsi eterno di un dialogo che neppure la morte può interrompere, perché è fatto di sguardi che si incrociano e di strade che si intrecciano, di vincoli che si allacciano e di vuoti che si riempiono. Si muore veramente quando si ha tutto e si pensa di poterlo tenere soltanto per sé: perché l’essere umano è fatto per stare con gli altri e si realizza solo se con gli altri decide di vivere e per gli altri accetta di morire. Si vive al di là della morte quando il poco che si ha si è disposti a cederlo: perché, anche se tutto sembra finire, rimane qualcosa che è destinato a vivere per sempre. E già questo è l’inizio della risurrezione.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Di dolori quale abisso,
presso, o Madre, al Crocifisso,
voglio piangere con te.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
13ª STAZIONE
GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Giovanni (19,31-34.38)
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato — era infatti un giorno solenne quel sabato —, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
MEDITAZIONE
Non siamo fatti per la morte, ma per la vita; eppure dobbiamo morire, per continuare a vivere. Dobbiamo abbracciare la croce, per apprendere l’arte del dono; ma dobbiamo lasciarcene staccare, perché il donarsi generi accoglienza. E così, tra la morte e la risurrezione, tra la crocifissione e la deposizione nel sepolcro, c’è spazio per un ultimo umanissimo gesto, in cui si compie un’ultima umanissima vittoria. È il gesto della pietà verso un corpo ormai straziato, di fronte al quale non si può restare insensibili. Se l’uomo, diventato assassino per aver ucciso un altro uomo, si rende conto che con lui ha ucciso anche la propria umanità e prova a ritrovarla restituendogli la dignità che gli ha negato, può già raccogliere i frutti della vita nuova e cominciare a vivere da risorto.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
Con amor di figlio, voglio
fare mio il tuo cordoglio,
rimanere accanto a te.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
14ª STAZIONE

GESÙ È POSTO NEL SEPOLCRO
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Giovanni (19,39-42)
[Con Giuseppe di Arimatea] andò anche Nicodèmo — quello che in precedenza era andato da lui di notte — e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
MEDITAZIONE
È sempre notte, quando le tenebre prendono il sopravvento. Ma non può spuntare un nuovo giorno, se la notte non compie il suo corso. Ora che il buio è diventato fitto, si può finalmente cominciare a intravedere la luce. Il gesto della pietà sposta la scena del Gòlgota in un giardino collocato al suo interno; e proprio in un giardino — nel racconto delle origini — la Scrittura immagina il primo sussulto della vita. Il chicco di grano caduto in terra, morendo, non è rimasto solo, ma ha portato frutto (cf. Gv 12,24). Proprio là, in quello spazio ri-umanizzato che il giardino rappresenta, è ormai fissato l’appuntamento della speranza che non muore: della speranza che da ogni storia di croce e di morte si lascia rigenerare, per una vita che non avrà mai più fine.
PREGHIERA CORALE
Signore, pietà!
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!
Signore, pietà!
CANTO
O Madonna, o Gesù buono,
vi chiediamo il grande dono
dell’eterna gloria in ciel.
Santa Madre, deh! Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
CONCLUSIONE

IN ATTESA DELLA RISURREZIONE
ACCLAMAZIONE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal Vangelo di Giovanni (20,1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario — che era stato sul suo capo — non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
MEDITAZIONE
Nel giardino di Eden, la Scrittura descrive il “primo Adamo” centrato su se stesso, alla ricerca di qualcosa che possa appagare il suo bisogno di vivere per sempre e, per questo, profondamente chiuso all’altro e ingenuamente pronto a cedere alla menzogna e all’inganno, pur di ottenere tutto ciò che vuole. Nel giardino del Golgota, il “nuovo Adamo” risorge dopo essersi lasciato annientare, al culmine di una progressiva rinuncia a se stesso e di un’offerta continua al Padre e ai fratelli. Rovesciando così le prospettive, la redenzione opera una nuova creazione. E, in questo nuovo inizio, gli uomini e le donne sanno che non dovranno più nascondersi per la paura né coprirsi per la vergogna. Perché la coscienza è ormai pacificata, la memoria purificata, il futuro nuovamente aperto. Basta cercarsi, aspettarsi e rispettarsi, nel nome del Risorto. E il miracolo della risurrezione, nella potenza di quel nome, non tarderà a compiersi ancora.
PREGHIERA CORALE
Signore, tu sei la nostra pace!
Signore, tu sei la nostra pace!
Cristo, tu sei la nostra gioia!
Cristo, tu sei la nostra gioia!
Signore, tu sei la nostra speranza!
Signore, tu sei la nostra speranza!
ORAZIONE
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
che ci hai rinnovati con la gloriosa morte
e risurrezione del tuo Cristo,
custodisci in noi l’opera della tua misericordia,
perché la partecipazione a questo grande mistero
ci consacri sempre al tuo servizio.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
BENEDIZIONE
Solo se presiede un presbitero o un diacono
Scenda, o Padre, la tua benedizione
su questo popolo
che ha contemplato
la passione e la morte del tuo Figlio
nella speranza di risorgere con lui;
venga il perdono e la consolazione,
si accresca la fede,
si rafforzi la certezza nella redenzione eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
CANTO
Ti saluto, o Croce santa
Ti saluto, o Croce santa,
che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta
ogni lingua ed ogni cuor.
Sei vessillo glorioso di Cristo,
sei salvezza del popol fedel.
Grondi sangue innocente sul tristo
che ti volle martirio crudel.
Ti saluto, o Croce santa,
che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta
ogni lingua ed ogni cuor.
Tu nascesti fra le braccia amorose
d’una Vergine Madre, o Gesù.
Tu moristi fra le braccia pietose
d’una croce che data ti fu.
Ti saluto, o Croce santa,
che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta
ogni lingua ed ogni cuor.
O Agnello divino, immolato
sull’altar della croce, pietà!
Tu, che togli dal mondo il peccato,
salva l’uomo che pace non ha.
Ti saluto, o Croce santa,
che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta
ogni lingua ed ogni cuor.
Del giudizio nel giorno tremendo,
sulle nubi del cielo verrai.
Piangeranno le genti vedendo
qual trofeo di gloria sarai.
Ti saluto, o Croce santa,
che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta
ogni lingua ed ogni cuor.

